Skip to content

Psicopedagogia dei nuovi media

Insegnamento del Corso di Laurea triennale a distanza in Discipline della Ricerca Psicologico-Sociale attivato presso la Scuola di Psicologia dell’Università di Padova.
Questo il link del Corso.

Questo il link del sito del Corso, per accedere occorre essere iscritti al Corso di laurea.
Chiedo a tutti gli studenti di lasciare commenti o suggerimenti sul corso.

4 commenti leave one →
  1. bordin mariateresa permalink
    1 dicembre 2009 20:42

    Sono una studentessa di questo corso di laurea immatricolata nel lontano 2004, l’anno in cui il Consorzio Nettuno faceva ingresso nell’Università di Padova.
    Non posso che testimoniare il fallimento (nel mio caso mi permette questo termine?) dell’e-learning di “prima generazione”. Ho sperimentato in prima persona la difficoltà nel seguire “lezioni frontali” somministrate via web che non tenevano conto che l’appprendimento a distanza a bisogno di strategie didattiche diverse. Ho sperimentato il Polo tecnologico che forniva VHS quando in giro c’erano già i dvd e, quel che è peggio, ho sperimentato la mancanza di feedback sulla mia preparazione.
    Però ho anche sperimentato la forza di un forum, aperto solo a noi studenti di questo cdl, che ci ha permesso di sostenerci a vicenda, di scambiarci preziose informazioni sui materiali di studio e di far nascere delle bellissime amicizie.
    E poi c’è stato il problema del contatto col docente, che spesso si riduce al momento dell’esame. E visto che gli esami sono spesso in forma scritta, il contatto si concretizza nel vedere il docente che faccia ha. Insomma, abbiamo docenti che il mondo ci invidia e non sono previsti momenti di interazione se non all’esame (o a ricevimento su richiesta dello studente). Anzi, posso farle una proposta? Poichè il suo esame è talmente attuale che sarebbe un peccato non scambiare due chiacchere con lei, quando ci sono molti studenti a sostenerlo, potrebbe dare la possibilità, a chi desidera, di sostenerlo in forma orale? Io mi prenoto per il prossimo appello staordinario (quello fra due giorni…)
    Mariateresa Bordin

  2. grazianocecchinato permalink*
    2 dicembre 2009 00:35

    Concordo con lei sulla sostanza del suo intervento: come probabilmente saprà ho dato il mio contributo per superare il modello Nettuno e dare vita al nuovo progetto di e-learning PSY-NET voluto dal Presidente del Corso di Laurea e attivo da quest’anno per il primo anno di corso.
    Per quanto riguarda il suo esame ne parliamo all’appello.
    Graziano Cecchinato

  3. mauro martinelli permalink
    8 dicembre 2011 14:05

    Psicotecnologie e processi formativi, caso unico nel panorama del corso di studi L5, offre la possibilità di interagire con il docente. Se “costruzione dialogica dei contenuti” significa uno scambio di riflessioni con il docente, approfitto volentieri di questa possibilità.

    Le riflessioni che propongo sono due:
    1. L’accelerazione emotiva.
    Venticinque anni fa una mia prozia, ormai ottantenne, venne a pranzo da noi, e iniziò a parlare a ruota libera; e più parlava, più io la guardavo, stranito e ammirato insieme. Parlava del marito, direttore della locale manifattura tabacchi, sulle cui ginocchia aveva sorpreso più di una segretaria. Del fatto che non lo aveva mai lasciato scappare ed era riuscita malgrado tutto a tenerlo per sé. Del fatto che “l’uomo è cacciatore”. Insomma, insieme a una serie di stereotipi aveva accatastato anche confidenze che mai, pensavo, una persona avrebbe fatto a qualcuno. Ritenni fosse l’invecchiamento, un principio di Alzheimer (che sarebbe arrivato qualche anno dopo), ma anche che la sentivo libera di esprimersi senza nessuna remora, nessun timore di giudizi altrui.
    Qualche anno fa io stesso ho iniziato a dire ciò che penso, più precisamente ciò che sento. Con i termini dovuti, con il rispetto dei ruoli, con l’eleganza istituzionale dovuta alla situazione, ma lo faccio, e mi sento più libero, e mi piaccio anche di più. Dico al mio capo sul lavoro “lei mi ha fatto sentire mortificato (o deluso, o inadeguato)”, e in altri contesti con maggior carica affettiva dico, comunque, ciò che penso. La prozia ci aveva messo 80 anni, io 50. Oggi a 20 – in TV o in un social network) si racconta a sconosciuti molto più di quanto sarebbe possibile immaginare confessandolo a se stessi.
    Ma questo è giusto? E’ giusto usare la pentola a pressione per fare il ragù, invece che girare e rigirare, per ore, un mestolo di legno in un pentolone? E sempre restando in cucina, è giusto che il micro-onde abbia soppiantato i fornetti elettrici? La carenza di tempo, la mancata condivisione di spazi, giustificano questa ipertrofia comunicativa? E’ giusto comunicare ad altri, senza il filtro dell’approfondimento, della meditazione, del rimuginamento, ciò che faremmo fatica a comunicare a noi stessi?

    E poi: i progressi della tecnologia accompagnano di pari passo una corretta esplorazione del sé? O non fanno piuttosto esplodere bolle di senso senza che queste esplosioni siano accompagnate da una piena consapevolezza? McLuhan ieri e ha individuato nella tecnologia la causa principale degli sviluppi sociali, e De Kerckove si spinge oltre, affermando che lo sviluppo tecnologico è un treno in corsa contro il quale non ci possiamo opporre e con il quale dobbiamo convivere. E il risparmio (la conquista) di tempo che la tecnologia ci regala è il contraltare a tutte le nostre rinunce.
    (Il parallelo con il turbo capitalismo vincente e imperante è automatico: lavorare di più per avere più denaro, per spenderne di più, al fine di far “girare l’economia”, che gira solo se lavoriamo di più. E anche qui il paradigma del tempo è centrale, ma in negativo).

    In Psiche e techne Galimberti scrive che oggi l’uomo è “un funzionario dell’apparato tecnico, dove la sua identità è completamente risolta nella sua funzionalità, e dove il mondo-della-vita è per intero generato e reso possibile dall’apparato tecnico, per cui l’uomo è presso di sé (identità) solo in quanto è funzionale all’altro da sé (la tecnica)”. E ancora “L’età della tecnica prende avvio quando l’uso della tecnica non ha più in vista alcuna finalità (neppure il profitto), ma solo il proprio potenziamento”.
    Quindi la tecnocrazia, ovvero il governo della tecnica, dirige la società e il suo sviluppo, relegando in secondo piano l’etica, la politica, l’economia, le religioni. Con queste premesse, è stato scritto, si sta imponendo un’etica tecnologica che pone l’utile al posto del bene, il guasto al posto dell’errore, la causa al posto della colpa, e la tecnologia stessa come fine ultimo e autoreferenziale dell’intero processo.

    L’alternativa è la decrescita felice (www.decrescitafelice.it). Ma in attesa che Serge Latouche venda almeno un decimo di copie dell’ultimo libro di cucina di Cristina Parodi, che l’agenda setting dei media si orienti al futuro dei nostri figli e non all’immediatezza compulsiva delle breakin’ news, cosa ci resta se non un rifiuto critico di questa velocità?

    2. L’ombelico del mondo.
    L’articolo “Tags: media, conoscenza” alla prima lettura mi ha entusiasmato. Alla seconda le mie sensazioni erano dissonanti: perché mi era piaciuto così tanto? Alla terza credo di aver capito. Mi era piaciuto perché mi aveva spiegato ciò che i miei strumenti non mi consentivano di capire, ovvero l’enorme successo dei social network. E, allo stesso tempo, mi aveva disturbato per i motivi che questo successo avevano determinato. Prendiamo il learning by doing e le modalità di apprendimento esperienziali. Certo, un simulatore della NASA è utile, garantisce uno sviluppo aerospaziale senza costi elevatissimi (cosa che non ha evitato alla NASA di essere smantellata). Ma cosa può sostituire la bottega del falegname? I movimenti della mano sul legno, l’apprendistato di anni (che non è un contratto per pagare meno il giovane apprendista, ma un modello etico ancor prima che culturale), l’odore del legno? Una simulazione? Io non credo. E torniamo al dubbio dell’inizio. Il tempo, il risparmio di tempo. E’ davvero così necessario? O non è piuttosto il fine autoreferenziale della tecnica?
    I media nascono per educare, ma finiscono (stanno finendo?) con l’intrattenere. Come i cori e i ditirambi, nati per avvicinarsi a Dio, hanno finito per divertire un pubblico.
    E poi, ancora, questa hybris tra sociale e personale, questo doppio piano che si intreccia nei social network, era una cosa che ci mancava o è un incidentale successo planetario di mercato? Ci mancava dire “mi piace” per inscatolare il nostro nome, le nostre tracce informatiche, in una banca dati? Ci mancava che la nostra identità valesse 3 punto 5 dollari all’anno e venisse venduta come venivano venduti gli schiavi nei porti del nuovo mondo? Ci mancavano riflessioni estemporanee –frutto di emotività passeggere- da postare su una bacheca planetaria?

    Mi rendo conto che più che riflessioni sono uno sfogo, e poco strutturato, ma sincero. Per capire meglio la materia mi sono iscritto a Facebook, e dopo un mese cosa ne ho ricavato?
    Un ossimoro e una convinzione.
    Un senso di solitudine di massa, e che l’Occidente è solo una delle migliaia di culture che esistono al mondo.
    Felice sintesi di questa doppia sensazione è una frase che il protagonista di Centochiodi di Olmi pronuncia dopo essere andato a vivere in una baracca lungo il corso del Po: “Tutti i libri del mondo non valgono un caffè con un amico”.

    Un cordiale saluto. So che sono andato fuori-tema, ma mi piaceva gettare il sasso nello stagno, ora che i testi e gli articoli dell’esame mi hanno consentito di prendere una mira almeno decente.

    • grazianocecchinato permalink*
      8 dicembre 2011 19:24

      Grazie Mauro per lo stimolante commento.
      Graziano Cecchinato

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: